Xoto

Intervista di Andrea Sago Di Renzo a Xoto

LISBONA – Già dal volantino si capisce che sarà vero hip hop underground. La serata si chiama “rap fora da lei” (rap fuori legge) organizzata nel cuore della città vecchia in un posto appena aperto (Barbuda) e ancora pieno di calcinacci. Al micro cominciano ad alternarsi diversi gruppi e solisti: tanti ragazzi di colore di origine capoverdiana che rappano in creolo, un ragazzo spagnolo o meglio, catalano, e alla fine, dato il microfono aperto, mi butto e do il mio tocco di italiano al mosaico. Ma tra tutti Xoto mi colpisce immediatamente per l’originalità del suo rap e per la genuinità del suo attegiamento. La serata è una serata di protesta, ma lui non snocciola generici “fuck bofia” (fanculo agli sbirri) come tanti altri. Senza sforzo, ma con pura energia, ci trasporta nella sua dimensione… mi ritrovo a gridare i suoi ritornelli e a sentire una gioia che non provavo da tanto ad un concerto rap. Non c’è palco e l’impianto non è dei migliori, non c’è dj che lancia i beats, ma è come se non me ne accorgessi, Xoto fa tutto da solo, ed è magia. Persino la mia ragazza che mi ha accompagnato solo per gentilezza e che di solito il rap proprio non lo digerisce, rimane stregata. È puro hip hop, certo, ma non c’è ombra di luogo comune, niente pose, una cosa così rara che ormai quasi non la ricordavo più. Durante un pezzo che parla della sua concezione di hip hop come musica libera, rivoluzionaria e quindi senza prezzo, comincia a regalare il suo cd, che poi mi racconterà di aver stampato a casa in 500 copie, montandone anche la confezione personalmente, una alla volta, da solo. Sulla copertina tutta bianca c’è solo una scritta: “sem preco”, senza prezzo appunto. Ma aprendo la confezione ecco un occhio spalancato che ti fissa, sotto c’è un sole che nasce ed in mezzo una scritta: “despertar” che si potrebbe tradurre come “risveglio”, il vero titolo dell’album.

Perché hai chiamato il tuo album “Risveglio”?
L’album si chiama così perché l’ho scritto durante il mio processo di risveglio dall’alienazione babilonica… chiaramente questo processo continua ancora, la rete del sistema è troppo stretta intorno alle nostre vite, alle nostre esistenze, ma una volta che si comincia ad essere coscienti del problema credo che non si possa tornare indietro. Il risveglio rappresenta per me l’uscita dal sonno ipnotico capitalista in direzione della luce della conoscenza.

Chi ti ha aiutato nella produzione del lavoro? Nessun featuring, perché?
L’album è stato prodotto e post-prodotto da Paulo dei Seissenseis, gruppo hip hop di La Coruña. Mi trovavo in Spagna e ho conosciuto questi ragazzi che hanno apprezzato la mia attitudine e mi hanno aiutato con il progetto senza chiedermi niente in cambio, anzi, mi hanno addirittura ospitato a casa loro. Ottima gente davvero. Non c’è neanche un featuring perché è un album troppo personale… avrebbe dovuto essere qualcuno di davvero speciale per me per fare un feat. in “Despertar”.

Il tuo prossimo album?
Il mio prossimo album lo sto già “cucinando”… lo sto ancora scrivendo e nonostante la voglia di vederlo già ultimato, ci vorrà ancora un po’. Non voglio affrettarlo come ho fatto con “Despertar” per il quale sentivo una necessità così forte di registrarlo che ho finito per farlo con un microfono abbastanza fiacco nella stanza del mio amico Ricky. Questo voglio che venga un capolavoro, credo davvero che verrà fuori dell’ottimo materiale.

Come hai incontrato l’hip hop?
Credo sia stato l’hip hop a trovare me… inizialmente tramite i graffiti intorno al ‘99 e molto velocemente si è appropriato del mio modo di essere. Mi sono subito identificato con tutta l’attitudine propria del movimento, ho sentito quasi istintivamente che poteva essere la mia strada. Subito dopo avevo già cd del Wu-tang e di Nas e poi ho cominciato a scoprire chi già faceva hip hop in Portogallo.

Com’è la situazione dell’hip hop in Portogallo?
L’hip hop in Portogallo, come dappertutto, corre il rischio di trasformarsi in un prodotto vuoto: uno dei trucchi del sistema è mettere un bell’assegno in mano a quelli che lo rappresentano in modo che trasmettano solo futilità e valori distruttivi. Cercare di fermare la forza dei movimenti che possono risvegliare le coscienze ha sempre fatto parte dell’agenda del sistema capitalista. Fortunatamente abbiamo ancora buoni mc’s vecchia scuola che mantengono vivi i valori originali, e anche l’underground ha molta forza qui in Portogallo, è poco politicizzato, ma almeno non si è venduto.

Ci puoi consigliare qualche artista, dato che in Italia l’hip hop portoghese è ancora sconosciuto?
Ok, se cercate hip hop commerciale ma comunque ben fatto provate con Dealema, Sagaz, D-Mars, Sam the Kid, Valete, Mind the Gap, Xeg, Regula, Nbc, Nigga Poison, Bob da Rage Sense, SirScratch, Cacetado… Se vi interessa l’underground cercatevi Chullage, Halloween, Twa, MentisAfro, J-Cap, Dominos Familia, Beto, M.a.c., C.o.m.a, 7.p.m., Primeiro G, Submundo, 8125, Suarez, Berna…

Hai un sito: onossomovimento.com, spiega l’idea che ne sta alla base.
Il sito è nato per unire persone con la voglia di fare concerti e attività, senza la volontà di guadagnarci sopra. Serve anche per divulgare la nostra musica attraverso un sito senza confusioni ne pubblicità. Non sono contro myspace o facebook, semplicemente non mi identifico con le reti sociali virtuali, diffido di questi mezzi e preferisco non mischiare la mia musica con questi. Divulgare la mia musica è difficile, non sta arrivando alle masse, ma preferisco così, meno è meglio.

Chi volesse il tuo album come può fare?
Sempre sul sito onossomovimento.com, lo potete scaricare tranquillamente dalla sezione “musica”. Sarà presto anche su youtube e chi vuole può beccarmi in strada per avere l’originale, ci mettiamo d’accordo e io ve lo lascio, come ho già fatto con molti.

In una canzone dici: ”L’eco sistema è l’unico sistema in cui credo”… vuoi commentare?
Non credo che possa esistere un unico sistema che funzioni per tutti, qualunque esso sia, sarà sempre un tentativo arrogante dell’uomo per tentare di controllare ciò che lo circonda, quando in realtà noi siamo già nati in un sistema universale, l’eco sistema. L’unico che comprende allo stesso modo tutti gli esseri viventi, e per quanto si tenti di ricrearlo non potremo mai smettere di obbedire alle sue basi primordiali, alle leggi della natura.

In un’altra canzone dici: “questa musica mi pettina la pazzia”…
Questa frase mi piace molto, mi spunta sempre un sorrisetto quando la canto. Questa frase vuol dire che nel mezzo della follia in cui si trova la mia testa, la mia musica mi aiuta a calmarla.

In un altro pezzo dici: “come in un proverbio voglio potermi esprimere senza dover dire troppo”… spiega.
Non mi piace dire molte cose con poco significato nelle mie canzoni, solo perché suona bene. Voglio che le mie rime assomiglino ad un detto popolare, un proverbio, che è sempre corto e semplice, ma carico di esperienza e conoscenza, per quanto elementari possano sembrare i proverbi non sbagliano mai.

Nel tuo lavoro si sente che hai nostalgia dell’infanzia e della sua purezza, mentre la vita adulta in questa società ti carica di ansie, come riesci ad andare avanti?
Con grinta e soprattutto con l’hip hop che è il mio psicologo… in realtà ho fasi abbastanza depressive in cui mi sento senza forza ne motivazione, questo mondo è in una fase molto complicata, e dato che non uso nessun tipo di droga per evadere, assorbo tutto molto direttamente e a volte vacillo… ma ci sono sempre la mia famiglia e i miei amici che mi fanno ricordare che vale sempre la pena di ringraziare per essere vivi, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto.

Sembra che tu abbia tutte le tue parti connesse: sei cosciente a livello politico, filosofico, etico (sei vegetariano, non usi droga ne alcool), ma non sembri un fanatico. Tutto questo non sembra un obbligo o una questione di esibizionismo, sembra che tu abbia bisogno di questo per vivere bene, come se fosse una ricetta contro gli attacchi della società moderna. Tutto questo si percepisce anche nel tuo live: sei autentico, vivo, perché anche essere rapper può essere una forma di nevrosi o schiavitù. Sei d’accordo? Come sei arrivato a questo livello di consapevolezza, a questa libertà, a questo equilibrio? O sei sempre stato così?
Calma, calma, non sono una persona così tanto equilibrata. Sicuramente cerco di esserlo e di seguire la strada più salutare possibile, anche perché il sistema adora vederci drogati, malati e istupiditi. Fa parte della mia formula per sentirmi bene, sentire che sono pronto fisicamente, mentalmente e spiritualmente per quando verrà il momento di agire. Inoltre si, sono d’accordo sul fatto che oggi ciò che si chiama hip hop possa portarti ad una forma di schiavitù, ma questo solo per coloro che seguono l’esempio mainstream nord americano, ci sono sempre coloro che rappresentano con orgoglio il vero hip hop fuori dai canoni, ribelle, libertario e rivoluzionario.

Anche la solitudine è molto forte nel tuo lavoro, essere così consapevole ti ha isolato? La musica come unica amica?
Beh, sinceramente c’è stato un periodo in cui si, mi sentivo così fuori da questo mondo che avevo la sensazione di essere l’unico pazzo a pensare certe cose, ma presto mi sono accorto che c’è tanta gente che la pensa come me, che crede in un mondo migliore, e che ha voglia di farla finita con quello attuale. Per questo nell’album dico più volte: “siamo più di quelli che pensiamo, non siamo soli, ci dobbiamo unire!” La musica non è la mia unica amica, ma ho la certezza che, succeda quel che succeda, lo sarà sempre e questo la rende non l’unica, ma la la migliore di tutte.

Scrivi in un raptus o hai bisogno di molto tempo per concludere una canzone?
Beh, dipende, ogni pezzo ha la sua storia. Alcune canzoni sono rimaste anni in metamorfosi, altre le finisco in pochi minuti… dipende da molte cose, anche perché parlo molto della mia interiorità, una cosa che cambia sempre.

Parlami un po’ di Setubal, della tua relazione con la città, se ti ha influenzato… e di Lisbona (ti senti vicino o lontano rispetto alla capitale?)
Setubal è la mia città, qui mi sento a casa, è qui che mi sento di appartenere, potrò girare il mondo intero, ma è sempre qui che vorrò tornare… Setubal ha una magia incredibile: il fiume, le spiagge, il pesce, i quartieri, le persone… c’è anche un’enorme mancanza di iniziativa e motivazione, è vero… un’enorme quantità di talento sprecato… Setubal in generale non crede in se, ma è molto speciale e io credo in lei… riguardo Lisbona… geograficamente è anche vicina, ma spiritualmente è molto lontana… è una realtà completamente diversa… a Lisbona si respira un’aria cosmopolita, il dinamismo della grande città, l’indifferenza nella relazione tra sconosciuti… Setubal è molto diversa… l’ambiente è molto più familiare, le persone si conoscono tutte, perlomeno di vista, c’è la preoccupazione di gettare delle basi, per cui le cose crescono più lentamente, ma si da più valore ai risultati ottenuti… in definitiva è una realtà abbastanza unica… magari anche per il fatto che siamo sempre stati discriminati a livello nazionale, Setubal è sempre stata considerata la città del crimine, discriminazione che ci porta alla stessa reazione, ce ne freghiamo del resto del paese… che ci considera solo per sfruttare le nostre spiagge per un turismo da figli di puttana pieni di soldi… non so, alla fine il punto è che posso anche andare a finire in Tibet, ma Setubal sarà sempre nel mio cuore.

Vuoi dire qualcosa agli amici in Italia che leggeranno l’intervista?
Gente, spero che vi piacerà il mio lavoro, rispettatelo, perché per buono o cattivo che sia è reale. Spero che non vi conformiate mai a qualcosa che non vi aggrada e che non accettiate niente come certo senza prima verificare. Cercate sempre il vero hip hop! Tamos juntos!

Intervista di Andrea Sago Di Renzo – settembre 2011

Guarda il videoclip Sinto Medo di Xoto su YouTube:
http://www.youtube.com/watch?v=8w4kHNbr1q8&feature=youtu.be

Traduzione in Italiano del testo Sinto Medo :
http://tinyurl.com/sintomedo-ita

Potete conoscere il lavoro di Xoto dal vivo
Sabato 13 ottobre 2012
Despertar | Festa del Risveglio
c/o Caffè Basaglia, Via Mantova, 34 – Torino
Ideato e organizzato da
Andrea Sago Di Renzo e Associazione Culturale Tu-Cá-Tu-Lá
Ingresso libero con TesseraARCI2012

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