12 mesi a Funchal: la parola ai traduttori – I (Emanuele Cavallo)

capa_12_meses_funchalProsegue il nostro viaggio letterario con meta Funchal. Dopo aver ospitato l’intervento del curatore della raccolta «12 mesi a Funchal» (Scritturapura, 2008), António Fournier, lasciamo ora la parola a Emanuele Cavallo, uno dei quattro traduttori che ha lavorato sui racconti. Ecco la presentazione che egli ha preparato, su nostro invito, per i testi da lui tradotti (abbinati ai mesi di Marzo,Aprile e Giugno) .

“La traduzione dei racconti relativi ai mesi di marzo, aprile e giugno mi ha permesso di entrare in contatto e di approfondire la conoscenza della realtà di Funchal, città atlantica che ha da poco festeggiato il cinquecentenario della sua fondazione.

Da questa esperienza è maturato il desiderio di visitare personalmente questi luoghi e di immergermi in prima persona nei colori, nei profumi e nelle sensazioni di questa particolare e affascinante città.

Quello che colpisce maggiormente nel brano “Funchal, a marzo” è il narratore. L’autore infatti, Francisco Fernandes, affida la descrizione degli eventi a un neonato che inizialmente si trova ancora nel grembo materno. La prima parte del racconto è pertanto dedicata ai pensieri del nascituro e a cosa sente quando si trova nella pancia della mamma. In seguito, a parto avvenuto, grazie alle sue parole si intravedono alcuni tratti salienti di questo luogo, si assaporano le fragranze di queste terre e se ne immaginano i ritmi e lo scorrere della vita. La cattedrale, l’odore di pane per la strada e delle melasse, il molo, il mercato e le voci della gente dipingono un quadro che si pone davanti ai nostri occhi come se ci trovassimo lì in quel momento. Un quadro che viene voglia di conoscere nei minimi particolari, di persona, per sperimentare sulla propria pelle la Funchal del 1952.

Per quanto riguarda invece “Parabola”, di Margarida Gonçalves Marques, si può affermare che dei tre testi che ho tradotto è il più “normale” dal punto di vista narrativo e sintattico. La storia del matrimonio di Beatriz e José Maria, e la nascita del loro primogenito, ci viene raccontata da una figura esterna senza particolari artifici letterari. Questo però consente all’autrice di donarci delle descrizioni molto dettagiate e pregiate della cerimonia, dei festeggiamenti, delle ambientazioni e degli scorci dell’isola di Madeira, di cui Funchal è capoluogo. La preziosità del linguaggio ci prende così per mano incominciando dalle celebrazioni per le nozze e ci conduce, nella brutta esperienza a lieto fine di Beatriz, nello splendore dell’aprile di Funchal.

L’ultimo racconto, “June”, è quello che ha richiesto il maggior impegno per via della decisione dell’autrice, Maria Rosa Basílio, di sopprimere completamente la punteggiatura. Le parole, narrateci questa volta da una bambina in prima persona, fluiscono così come un fiume in piena e obbligano a una lettura tutta d’un fiato. Ancora una volta le descrizioni ci permettono di sognare a occhi aperti, di sentire i rumori e i profumi della festa di San Giovanni, di partecipare alla vita della città e della piccola narratrice. L’assenza di pause aumenta inevitabilmente il ritmo del brano e lo scorrere delle immagini. Tutto questo ci avvicina molto all’energia vitale dei bambini che, mentre parlano di qualcosa, stanno già pensando ad altri infiniti discorsi, bramosi di farceli conoscere.”

Emanuele Cavallo

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